Atradius: Trump, la Cina e le Terre Rare

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Atradius - "Trump critica il vantaggio cinese sulle terre rare" è la nuova analisi approfondita sulle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Cina in materia di terre rare e semiconduttori, esaminando le implicazioni della recente escalation commerciale e le conseguenze per i mercati globali pubblicata da Atradius.

Atradius analizza la guerra delle terre rare tra Stati Uniti e Cina

Atradius ha pubblicato una nuova analisi approfondita sulle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Cina in materia di terre rare e semiconduttori, esaminando le implicazioni della recente escalation commerciale e le conseguenze per i mercati globali. L'articolo, intitolato "Trump critica il vantaggio cinese sulle terre rare", mette in luce come i due colossi economici siano intrappolati in un rapporto di interdipendenza tossica destinato a generare cicli continui di tensioni e ritorsioni.

La nuova escalation commerciale

All'inizio di ottobre, Donald Trump ha minacciato di applicare ulteriori dazi del 100% sulle importazioni cinesi e nuove restrizioni alle esportazioni tecnologiche, ponendo come scadenza il 1° novembre. La minaccia è arrivata in risposta all'estensione da parte di Pechino dei controlli sulle esportazioni di materiali delle terre rare, annunciata il 9 ottobre. La Cina ha introdotto un regime di licenze caso per caso per le esportazioni di terre rare e le tecnologie necessarie per elaborarle o riciclarle, colpendo ogni paese importatore di questi materiali critici.

Il dominio cinese sulle terre rare

La Cina detiene una posizione dominante quasi monopolistica nel settore: nel 2024 ha rappresentato il 69% dell'estrazione globale di terre rare e il 91% della raffinazione. Questi minerali ed elementi sono essenziali per la produzione di semiconduttori, veicoli elettrici, turbine eoliche e numerose applicazioni militari. La reazione agitata di Trump è stata un tacito riconoscimento della dipendenza occidentale da un paese considerato ostile. Recentemente, il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha parlato della possibilità che gli Stati Uniti acquisiscano partecipazioni dirette in aziende chiave delle terre rare per contrastare il dominio di Pechino, un'ambizione che si prospetta lunga e costosa.

Il precedente di aprile e la tattica negoziale

Come sottolinea Christian Bürger, Senior Editor di Atradius, la Cina aveva già implementato una sospensione delle esportazioni di terre rare ad aprile in risposta alla prima ondata tariffaria di Trump. Con ulteriori ritardi burocratici a maggio, i produttori statunitensi ed europei hanno affrontato acute carenze di approvvigionamento, interruzioni della produzione e una corsa frenetica per identificare fonti alternative. Il disagio si è rivelato sufficiente a costringere Washington a tornare al tavolo delle trattative. La Cina sta probabilmente usando i controlli sulle esportazioni come leva nei colloqui informali previsti ai margini del vertice APEC in Corea del Sud, dove Trump e Xi dovrebbero incontrarsi.

Gli scenari peggiori: recessione globale in vista

Dana Bodnar, Senior Economist di Atradius, avverte che anche un'interruzione parziale delle catene di approvvigionamento delle terre rare avrebbe ripercussioni su tutti i mercati. Oxford Economics prevede che questo scenario potrebbe ridurre la crescita degli Stati Uniti di circa 1 punto percentuale e quella della Cina di 0,4 punti percentuali in due anni, con un forte aumento dell'inflazione e dei premi di rischio.

Se Washington attuasse la minaccia di dazi al 100% e la Cina reagisse, le conseguenze sarebbero ancora più gravi: la crescita economica globale nel 2026 potrebbe essere inferiore di oltre l'1% rispetto all'attuale previsione del 2,6%. Gli Stati Uniti e l'eurozona potrebbero andare incontro a una recessione, mentre la Cina subirebbe un duro colpo al suo PIL.

I settori più vulnerabili

I controlli cinesi sulle terre rare potrebbero ritardare i processi produttivi e aumentare i costi in numerosi settori: difesa, aerospaziale, veicoli elettrici ed energie rinnovabili. Particolarmente vulnerabili sono i produttori di elettronica e semiconduttori. Kyle Kong, Senior Underwriter di Atradius e specialista del settore elettronico, evidenzia come le restrizioni rischino di interrompere le catene di approvvigionamento di chip di memoria e AI in Corea del Sud e Taiwan, che hanno rappresentato un importante ammortizzatore per il rallentamento dell'economia asiatica.

Lo stallo strutturale senza vincitori

Al momento, Atradius non ritiene che gli scenari peggiori siano i più probabili. È probabile che i colloqui informali all'APEC producano un'altra temporanea distensione. Tuttavia, qualsiasi tregua sarà probabilmente di breve durata. Come sottolinea Bürger, la sfida fondamentale rimarrà irrisolta: gli Stati Uniti non possono attualmente garantire il proprio vantaggio tecnologico senza l'accesso alle terre rare cinesi, mentre la Cina non può raggiungere i propri obiettivi di sviluppo senza l'accesso alla tecnologia dei semiconduttori statunitense.

Nessuna delle due parti è disposta a cedere terreno. Fino a quando entrambe non riconosceranno che trasformare l'interdipendenza in un'arma crea vulnerabilità reciproca piuttosto che un vantaggio strategico, assisteremo probabilmente a ripetuti cicli di escalation sempre più gravi. Le imprese possono aspettarsi una continua insicurezza e periodiche recrudescenze di gravi tensioni commerciali. In un'era caratterizzata dall'intelligenza artificiale e dalla transizione verso l'energia pulita, gli elementi delle terre rare e i semiconduttori sono al centro di una disputa senza fine.

 

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