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Gio, Giu

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Barometro Coface primo trimestre 2020

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Per il 2020 Coface prevede la prima recessione dell'economia mondiale dal 2009: -1,3% (contro +2,5% del 2019). Recessione che andrà a colpire 68 Paesi (contro gli 11 del 2019), un calo del commercio mondiale del 4,3% in volume (contro -0,4% nel 2019) ed un incremento del 25% delle insolvenze d'impresa nel mondo (contro +2% previsto lo scorso gennaio).

Nuovo barometro rischio globale

COVID-19: verso un'inaspettata ondata globale delle insolvenze.

L'iniziale epidemia di COVID-19 aveva colpito un gran numero di filiere produttive ma nel momento in cui è divenuta una pandemia ha generato un doppio shock di domanda e offerta, che ha colpito un numero maggiore di settori in tutto il mondo. La peculiarità di questo evento è che non è possibile confrontarlo con le precedenti crisi, le quali erano di stampo prettamente finanziario (crisi mondiale del credito del 2008-2009, la grande depressione del 1929). Ciò su cui ci si deve concentrare non sono più i settori maggiormente colpiti, bensì quelli che verranno risparmiati.

Lo shock che deriva da questa pandemia potrebbe essere più marcato nelle economie emergenti che, oltre a dover far fronte alla gestione della pandemia, più difficile per questi Paesi, si troveranno a dover fronteggiare anche il crollo dei prezzi del petrolio.

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AMBITO ECONOMICO

Nuova ondata di insolvenze

Coface stima un +25% atteso nel 2020 per quanto riguarda le insolvenze d'impresa. Il rischio di credito di queste, anche nello scenario più "ottimistico", sarà in aumento.

Questo trend di fallimenti riguarderà vari Paesi, sul fronte americano ci sono gli Stati Uniti con un +39%, mentre su quello europeo si possono individuare le principali economie dell'Europa occidentale (+18%): Germania (+11%), Francia (+15%), Italia (+18%), Regno Unito (+33%), Spagna (+22%).

Calo del volume degli scambi commerciali

Nel modello di previsione del crollo del commercio mondiale Coface non prende in considerazione la chiusura delle frontiere tra i Paesi, analizzando principalmente i prezzi del petrolio, i costi del trasporto marittimo, la fiducia delle imprese manifatturiere negli Stati Uniti e le esportazioni coreane come variabili esplicative.

La crisi derivante dal COVID-19 potrebbe avere delle ripercussioni nella struttura delle filiere mondiali nel lungo periodo. Il punto debole delle imprese sta difatti nella loro forte dipendenza da pochi fornitori (situati in numero ridotto in alcuni Paesi), o addirittura da uno solo. La priorità delle imprese riguarderà dunque l'aumento dei fornitori.

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Colpiti alcuni settori, altri vengono risparmiati

Le misure di isolamento relative al conteminento dell'espansione di COVID-19 adottate dai governi di oltre 40 Paesi hanno avuto conseguenze immediate.

In primis si può osservare uno shock dell'offerta, mai registrato prima nelle precedenti grandi crisi, legato al fatto che le persone non si possono recare al luogo di lavoro e le imprese subiscono l'interruzione nella fornitura di beni intermedi. Coface pone l'accento inoltre sui settori maggiormente colpiti, il terziario, cui fanno eccezione però il settore delle telecomunicazioni, dell'acqua e dei servizi igienico-sanitari.

Vi è anche uno shock della domanda, che vede i consumatori annullare o rinviare le spese per il consumo di beni e servizi e Coface evidenzia quali potrebbero essere i consumi maggiormente colpiti. Tra questi individua, ad esempio, il consumo di beni durevoli come l'auto, che potrebbe essere quello maggiormente colpito.

Conseguenze politiche della pandemia

Nel breve periodo, la conseguenza più evidente di questa pandemia è il peggioramento delle tensioni geopolitiche già esistenti. Coface prevede una nuova ondata di misure protezioniste, nonchè la "guerra commerciale" tra Cina e Stati Uniti che viene presa in considerazione come una possibile situazione portatrice di tensioni.

Clicca QUI per visualizzare il report Coface

Fonte: COFACE
 
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