Euler Hermes: l'economia circolare per il Settore Moda

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Il nuovo articolo di Euler Hermes sull'industria della moda, evidenzia come questa, se è uno delle principali attività industriali del nostro Paese, rappresenta a livello globale il secondo comparto economico per inquinamento e spreco di risorse dopo quello petrolifero. Il tema del recupero dei rifiuti tessili è quindi sempre più fondamentale e progetti di economia circolare e moda sostenibile diventano sempre più prioritari per rendere l'industria più etica ed eco-compatibile.

Come rendere eco-sostenibile il settore della moda

Economia circolare: gli obiettivi

Nel mondo è sempre più diffusa la fast fashion che ha ha portato ad un aumento della produzione di indumenti ma anche di rifiuti. Di questi rifiuti ne viene recuperato solo l'1% perciò l'Unione Europea per promuovere un ciclo di economia circolare, ha chiesto agli Stati membri, a partire dal 1° Gennaio del 2025, di raccogliere gli indumenti in maniera differenziata. L'Italia si sta muovendo invece con più anticipo, promuovendo l'iniziativa a partire dal 1° Gennaio 2022.

Promuovere il recupero di rifiuti è sempre più urgente dando anche uno sguardo alla situazione a livello mondiale:

  • l’87% finisce in discarica o incenerito;
  • il 13% rappresenta il materiale riciclato, destinato a prodotti di valore inferiore;
  • solo l’1% viene trasformato in nuovi abiti.

In Italia la situazione invece è migliore:

  • il 68% viene riutilizzato (indumenti, scarpe e accessori adoperabili finiscono direttamente nei nuovi cicli di consumo);
  • il 29% viene riciclato (per ottenere pezzame industriale o materie per l’industria tessile, imbottiture o materiali fonoassorbenti);
  • il 3% viene smaltito.

Vi è ancora un grande impatto delle conseguenze della pandemia: capi invenduti e magazzini saturi hanno portato ad un ulteriore aumento di rifiuti tessili che, se riutilizzati, salverebbero una cifra corrispondente a più di 100 miliardi di dollari l’anno, oltre a salvaguardare l’ambiente.

L'impatto ecologico del settore della moda

Secondo il Circular Economy Action Plan della Commissione Europea, il tessile è il quarto settore per utilizzo di materie prime “primarie” e acqua (dopo alimentare, costruzioni e trasporti) e il quinto più grande settore per emissioni di gas serra. Secondo l'Agenzia Europea dell'Ambiente (AEA), questo settore rappresenta il 10% delle emissioni globali di gas serra, più di tutto il trasporto aereo e marittimo combinato. L'AEA stima inoltre che la produzione tessile sia responsabile di circa il 20% dell'inquinamento globale dell'acqua potabile dovuto ai vari processi che i prodotti attraversano, come la tintura e il finissaggio e il lavaggio di indumenti sintetici che rilasciano ogni anno 500.000 tonnellate di microfibra nell'oceano. Allo stesso modo, il lavaggio di indumenti in fibra sintetica rappresenta il 35% delle microplastiche primarie rilasciate nell'ambiente. Pertanto, l'industria tessile può e deve svolgere un ruolo molto importante nel gioco della trasformazione ecologica e della tutela dell'ambiente. Ma c'è ancora molto lavoro da fare in questa direzione. Dai dati di Ispra (Istituto di ricerca avanzata per la protezione e la ricerca ambientale) sui costi di smaltimento e riciclo dei rifiuti tessili, si evince anche che mancano la strategia nazionale e il piano biologico. Nel campione di 289 città analizzate, i costi di raccolta e trasporto dei rifiuti tessili hanno rappresentato l'80,5% del costo totale dei rifiuti di abbigliamento, mentre i rifiuti tessili hanno rappresentato il 55,7% del costo totale.

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Come produrre indumenti in maniera ecosostenibile

Secondo la fondazione McArthur Per infondere vitalità alla cosiddetta moda circolare è necessario potenziare gli stabilimenti di raccolta, smistamento e riciclo per ridurre la dipendenza dai mercati esteri, che sono i nostri principali destinatari di cascami tessili; occorre ricerca per riciclare le fibre sintetiche (produzione di grandi oggi) la maggior parte dei materiali di abbigliamento) e le attrezzature tecniche che consentono di riciclare in modo più efficace la selezione delle fibre; infine, dobbiamo puntare a un design che possa progettare abiti che possono essere rifatti. Il design ecologico, infatti, deve entrare a far parte di questo pensiero circolare, progettando capi di abbigliamento e manufatti facili da smontare e riparare. Uguale attenzione deve essere posta alla qualità e all'uniformità delle fibre utilizzate: entrambi questi fattori possono determinare l'effettiva entità e qualità del riciclo.

La moda sostenibile

Eco fashion, Slow fashion o Conscious fashion sono tutti modi per definire gli enormi cambiamenti che stanno avvenendo nel settore della moda. La moda sostenibile, un nuovo modo di intendere il settore in modo etico, tende ad annullare l'impatto sull'ambiente. Due le grandi direttrici del cambiamento del fashion system su cui è necessario puntare:

  • sul versante della tutela della componente umana si colloca il recupero dell’artigianalità, la valorizzazione dei piccoli brand o designer indipendenti;
  • sul versante dell’impatto ambientale si trovano il riciclo e il recupero dei rifiuti tessili.

Tutelare le vendite

Il settore e della moda è uno delle principali attività industriali del nostro Paese ma è molto sensibile ai periodi di forte instabilità: la gran parte delle aziende che operano in questo settore assicurano infatti i propri crediti commerciali.

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Fonte: Euler Hermes

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