I movimenti sociali post pandemia preoccupano il commercio internazionale

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Le restrizioni legate alla pandemia avevano messo un freno all'aumento dei movimenti sociali che ora si presentano con una nuova ondata. Coface delinea un orizzonte caratterizzato da una nuova ondata di tumulti sociali a causa del deterioramento senza precedenti degli indicatori socio-economici. Questi movimenti sociali avranno un impatto sull'attività economica dei Paesi colpiti, compreso il loro commercio estero.

Per Coface all'orizzonte una nuova ondata di tumulti sociali

Dalla primavera Araba del 2011 fino al trambusto che scosse il Sud America nel 2019, i movimenti sociali hanno caratterizzato la seconda decade degli anni 2000. Coface ha studiato in che misura i movimenti sociali impattano sul commercio internazionale e per quanto tempo perdurano gli effetti negativi sull'economia del Paese: in media per più di un anno. Anche se la pandemia ha stravolto ogni possibile stima, Coface si aspetta che le proteste saranno più destabilizzanti delle precedenti e permarranno per un tempo maggiore poichè dall'osservazione degli indicatori socio-economici e demografici degli ultimi due anni si intuisce che ci si sta avviando verso un periodo caratterizzato dall'incertezza. 

 

Rischio politico e sociale alle stelle...

Coface ha elaborato un modello di calcolo del rischio politico e sociale. Se da un certo punto di vista la situazione economica in Italia e nel mondo è in fase di ripresa, dall'altro, gli anni di privazioni di diritti fondamentali e l'incertezza circa l'evoluzione della pandemia, hanno fatto schizzare alle stelle l'indice di rischio politico e sociale: secondo Coface nel 2020 tale rischio ha toccato un livello mai visto, pari al 51% nel mondo e al 55% nei Paesi in via di sviluppo. L'indice che esprime il livello di pressione sociale è invece passato dal 46% del 2019 al 54% del 2020, nei Paesi emergenti tale indice è addirittura oltre il 60%.

Questo generalizzato peggioramento degli indicatori di rischio politico e sociale sono giustificati dal deterioramento senza precedenti di tutti gli indicatori socio-economici: ad esempio i dati del PIL, gli standard di vita e il potere di acquisto sono in caduta libera, mentre i dati sull'inflazione e la disoccupazione sono in impennata. Per ultimo in alcuni Paesi come la Gran Bretagna, monta la protesta contro il governo per la disastrosa gestione della pandemia. 

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Il commercio internazionale soffre

Tutte queste incertezze si trasferiscono sui commerci con quei Paesi dove sono forti i tumulti sociali. Si pensi ad esempio al commercio del gas naturale tra la Russia e UE nell'anno della guerriglia in Ukraina. Per quantificare l'impatto negativo dei movimenti sociali sul commercio internazionale dei beni, Coface utilizza un gravity model e un test di controllo. I dati per lo studio sono formiti dal CEPII’s Gravity database, combinati dai dati sui movimenti sociali.

Coface concentra il suo studio sui Paesi emergenti come Algeria, Bangladesh, Brasile, Thailandia ecc... ed afferma che nell'anno dei movimenti sociali le esportazioni sono mediamente minori del 4,2% rispetto al valore che avrebbero avuto se non ci fossero stati i tumulti sociali. Il gap permane anche nel triennio successivo: si attesta tra il  -6,3% e -8,9% al di sotto del potenziale. Controintuitivamente l'impatto dei movimenti sociali sulle importazioni è trascurabile.

È il momento di coprirsi dal rischio di credito?

La ripresa dell'economia e la ripartenza del commercio internazionale ha già superato le aspettative di tutti gli analisti del settore. Sul nostro sito abbiamo pubbilicato un report di SACE con le sue previsioni del commercio internazionale nel breve termine. Secondo Coface i movimenti sociali potrebbero strozzare questa ripresa, è pertanto il momento giusto per valutare la possibilità di assicurare i crediti commerciali: contattaci per scoprire come tutelare la tua azienda dal rischio credito.

Per leggere il report completo di Coface CLICCA QUI

Fonte: Coface

 

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