Sace: Focus sull'export italiano

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L'export italiano è profondamente diversificato a livello territoriale. Ciascuna provincia presenta peculiarità produttive ed è proprio il livello di specializzazione a rendere il Made in Italy un unicum nello scenario mondiale. SACE ha analizzato le dinamiche di export delle province e regioni italiane e le diverse specialità, ed ha aggiornato il suo strumento online "Italy Map".

L’importanza del territorio: il caso dell’export italiano

Nel 2020 il valore delle esportazioni di beni di tutte le regioni italiane, è cresciuto tra luglio e settembre rispetto ai tre mesi precedenti, ma il risultato complessivo dei primi nove mesi del 2020 continua a rimanere negativo (-12,5%). Un dato questo, che accomuna quasi tutte le regioni, fanno eccezione solo Molise e Liguria. Nel 2019, infatti, tutte le province hanno esportato beni, partendo da Enna, con poco più di 8 milioni di euro, fino ad arrivare a Milano, che ha registrato quasi 29 miliardi. Proprio questa diversificazione e  specializzazione rende il Made in Italy un unicum nello scenario mondiale. Inoltre numerose realtà territoriali, proprio grazie alla loro abilità e unicità, hanno saputo resistere all'impatto della crisi, osservando in alcuni casi persino delle crescite nell'export.

Nondimeno la crisi del settore delle esportazioni ha colpito quasi tutto il territorio nazionale; in particolare le Isole (-30,6%) e il Nord-Ovest (-14,0%) sono le regioni che più hanno subito perdite nel commercio estero. Il Mezzogiorno invece, risulta l'area che nel complesso ha risentito meno della crisi pandemica, e che aveva già registrato  nel 2019, una crescita dell'export maggiore rispetto alla media nazionale.

Resilienza del Sud e caduta delle Isole

Il Mezzogiorno nel 2019 ha registrato un aumento del 4,4% nell'export, mentre tra Gennaio e Settembre del 2020 rispetto allo stesso periodo nel 2019, vi è stato un calo del 10,4%, con una media Nazionale a -12.5%. La migliore performance del Sud-Italia rispetto al resto del Paese è stata possibile grazie principalmente a due fattori, uno di carattere settoriale, rappresentato da una propensione per l’agroalimentare dell’export del Meridione, e uno di tipo geografico, dato da una performance eccezionale dell’export del Molise, che ha avuto nonostante lo shock pandemico, una crescita di oltre il 30%. ll primo e il più importante fattore dimostra che le esportazioni da queste regioni sono in gran parte composte da prodotti del settore agroalimentare, che è riuscito a continuare a crescere nonostante la crisi, data la sua necessità intrinseca.

In particolare In Campania sono aumentate le vendite di conserve napoletane e salernitane transfrontaliere (+ 22,4%). Per i primi tre trimestri del 2020, con notevole stabilità in termini di trend (+ 0,02%), i prodotti agroalimentari campani erano i migliori in termini di valore.  Infatto la topografia del nostro Paese, per lo più collinare (41,6%) e pianeggiante (23,2%), ha favoritolo lo sviluppo di questo settore. L'Italia, in ambito europeo, è il Paese che maggiormente contribuisce al valore aggiunto agricolo dell'Unione europea. La maggiore superficie dedicata a colture biologiche rappresenta una realtà sempre più consolidata e rilevante nel Paese.

In Sicilia e Sardegna nel 2019 il settore dei raffinati copriva, rispettivamente, il 56,1% e l'82,6% delle loro esportazioni, dunque il crollo delle vendite per questo settore, nell'ordine di quasi il 34% e del 48%, ha causato un risultato complessivo molto negativo. La Sicilia in particolare, a causa della mancata ripresa perdurata anche oltre il terzo trimestre del 2020,  è rimasta l'unica regione italiana a non aver registrato un cambio di rotta rispetto ai tre mesi precedenti, principalmente per via del calo netto dell'export verso Algeria e Slovenia, rispettivamente secondo e terzo mercato di destinazione.

Al contrario la Sardegna, che ha registrato nei primi nove mesi del 2020 una forte contrazione nella vendita all'estero di raffinati verso le prime quattro destinazioni del proprio export (in ordine, Francia, Turchia, Spagna e Stati Uniti), ha visto un netto recupero nel settore pilastro nell’ultimo trimestre rispetto a quello precedente proprio grazie a una ripresa delle esportazioni verso i sopracitati mercati, ad eccezione della Turchia che nel secondo e terzo trimestre ha del tutto cessato gli acquisti di raffinati provenienti dalla regione.

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 Il Nordovest è stato colpito duramente, sopravvivono Emilia-Romagna e Toscana

Oltre al Molise, anche l'Emilia-Romagna ha fatto eccezione rispetto all'andamento negativo, cui si aggiunge la Liguria, che ha registrato in questo periodo un andamento positivo del commercio verso l'estero, grazie a movimentazioni occasionali verso gli Stati Uniti nel comparto della cantieristica navale.

Sempre nello stesso periodo, l’export dell’Emilia-Romagna e del Veneto è riuscito a mantenersi meno negativo della media nazionale grazie, anche in questo caso, al comparto degli alimentari e bevande, nonchè all'export di prodotti da forno. Le sole esportazioni di salumi della provincia di Reggio-Emilia, nel 2020 hanno registrato un incremento del 3,9% rispetto al 2019.

In Toscana il settore dei metalli e quello della farmaceutica hanno addirittura registrato una crescita di oltre il 40% nel corso del 2020. Le vendite di prodotti in metallo toscani, che già nel 2019 vedevano la Svizzera come primo mercato di sbocco, sono ulteriormente incrementate nei confronti degli acquirenti elvetici. In più in Toscana si è distinto anche il comparto del tessile e abbigliamento della provincia di Arezzo, che al contrario del settore in generale – attestatosi a livello nazionale a -21,5% (gennaio-settembre 2020 vs. gennaio-settembre 2019) - è riuscito a mantenersi pressoché stabile (+0,2%).

Il Piemonte, come la Lombardia, rappresenta un terzo della flessione tendenziale dell'export del nostro Paese. Ora sono separate da meno di trecento milioni di euro. Il principale settore d'esportazione di Piemonte e Lombardia è la meccanica strumentale. Questa tipologia di beni ha subito la flessione più marcata l'anno scorso. A soffrire di più è stata la provincia di Torino, specializzata in macchine utensili e robot industriali (-32,3%), nonchè le province di Pavia, Biella e Brescia.

 Sace export 2021

Il settore della meccanica ha sofferto su tutto il territorio nazionale; infatti, si è registrato un calo dell’export per questi prodotti in ciascuna regione d’Italia, come mostra il grafico in alto. Rimane in controtendenza l'aumento di macchinari destinati all'agricoltura, in particulare delle provincie di Vicenza e Padova, dove si è registrato un aumento delle vendite, sebbene contenuto al 2,4% e 2,7% e quello delle province di Modena e Reggia (-2,7%, meno negativo rispetto al -16,3% realizzato in generale dai macchinari su tutto il territorio Nazionale).

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Fonte: Sace

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