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Euler Hermes: il turismo in Europa recupererà solo nel 2024

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Tra i molti settori danneggiati dalla pandemia, quello del turismo di sicuro è uno dei più colpiti. Servendosi dei dati delle crisi del passato, il nuovo report di Euler Hermes analizza la ripresa del turismo in Europa e nel mondo, tra passaporti vaccinali e politiche governative diverse.

Come si evolverà il turismo dopo il Covid-19?

Mentre i governi studiano nuove misure per contenere nuove e più contagiose varianti del Covid-19, i cosiddetti "passaporti vaccinali" molto probabilmente non saranno sufficienti per rilanciare il turismo, il quale potrebbe vedere una ripresa solo nel 2024. Per determinare il ritmo della ripresa del settore, il report di Euler Hermes guarda soprattutto a (1) in quanto tempo i Paesi raggiungeranno l'immunità di gregge e (2) le lezioni delle crisi economiche del passato.

Mentre gli Stati Uniti e il Regno Unito sono sulla buona strada per raggiungere l'immunità di gregge entro la fine del primo semestre 2021, ci si aspetta che l'UE la raggiunga nella seconda metà dello stesso anno e il Giappone nel primo semestre del 2022. Inoltre non è stato ancora accertato se chi è stato già vaccinato sia contagioso o meno; ciò potrebbe complicare ulteriormente la ripresa del settore.

Per la Cina e il Sud Africa, l'immunità di gregge dovrebbe essere raggiunta solo nella seconda metà del 2022. Accanto all'India, il Sud America si distingue come ritardatario nelle vaccinazioni: il ritardo nel raggiungimento dell'immunità di gregge è determinato in particolare dalle difficoltà nell'ottenere vaccini più convenzionali e più economici, oltre a problemi nella consegna dei vaccini, soprattutto in Brasile. Il Sud America deve anche far fronte alla riluttanza della sua popolazione a farsi vaccinare e ad alcune interruzioni nella gestione della catena di approvvigionamento dal luogo in cui vengono prodotti i vaccini a quelli in cui vengono distribuiti. 

Cosa ci insegnano le esperienze passate

Dopo i due più grandi shock mondiali che hanno preceduto il Covid-19 nel XXI secolo, cioè l'11 settembre 2001 e la crisi finanziaria del 2009, la spesa per i viaggi (turismo e affari) è tornata al livello precedente alla crisi due, se non tre, anni dopo lo shock (fonte: Tourism Economics, Oxford Economics, Euler Hermes).

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Se si considera che l'attuale crisi economica è iniziata nel primo trimestre del 2020, ciò significa che i servizi globali legati al turismo e all'attività di viaggio potrebbero tornare ai livelli pre-crisi a partire dalla seconda parte del 2022. Tuttavia, questa pandemia ha innescato una crisi economica senza precedenti, con importanti misure di contenimento attraverso blocchi, regole di restrizione sui viaggi molto rigide e coprifuoco che ancora interessano molte persone nei Paesi maturi e ricchi. Di conseguenza, le probabilità di una ripresa vertiginosa nel settore dei viaggi entro il prossimo anno sono molto basse. Facendo un'analisi sul numero dei turisti dal 1980 al 2018, il report prevede che il loro numero in Europa recupererà il dato del 2019 (774 milioni di arrivi) solo nel 2024 (771 milioni). 

I risultati supportano, quindi, l'analisi secondo cui un ritorno alla normale attività di viaggio turistico non avverrà prima di altri due anni. Un recente sondaggio tra i professionisti del turismo condotto dall'Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite ribadisce questi risultati: la maggior parte ha affermato di non aspettarsi un ritorno ai livelli pre-pandemici prima del 2023. In effetti, il 41% degli intervistati ha dichiarato di aspettarsi il ritorno alla normalità solo nel 2024 o successivamente. Un'iniziativa di grande aiuto sarebbe trovare una soluzione valida per il passaporto/carta di vaccino a livello europeo, in quanto l'Europa è ancora la zona del mondo più restrittiva.

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Prospettive incerte: vincitori e vinti?

A livello europeo, la Commissione sta lavorando all'idea di passaporti sanitari per allentare le restrizioni di viaggio entro la prossima estate. Tuttavia, due fattori saranno decisivi: 1) l'efficacia dei vaccini Covid-19 nella prevenzione della trasmissione e 2) l'attuazione delle politiche. È probabile che i paesi dell'UE abbiano un vantaggio in quanto condividono lo stesso sistema basato sui dati, con input di dati uniformi e corretti (proprio come condividono i dati economici attraverso il database di Eurostat, ad esempio).

La ripresa del turismo globale potrebbe anche soffrire a causa delle restrizioni per i viaggi prolungati in APAC (Paesi asiatici e oceanici le cui coste sono bagnate dall'Oceano Pacifico) e nelle Americhe a causa dell'emergere di nuove varianti per le quali i vaccini disponibili sembrano essere meno efficienti, se non inefficaci. Si prevede che il numero di arrivi di turisti in queste regioni raggiungerà rispettivamente 326 milioni e 136 milioni nel 2024. La quota del mercato mondiale detenuta dall'Europa, in termini di numero di arrivi turistici, dovrebbe salire al 55% in 2024, rispetto al 51% nel 2019, mentre quella del Nord America rimane la stessa (circa il 10%) e quella dell'APAC scende dal 25% al ​​23%.

Osservando i diversi sottosettori, il report prevede che solo il viaggio intra-Paese potrebbe tornare in pista entro il 2022; questo, purtroppo, non compenserà le perdite dei viaggi internazionali e di lavoro, che sono i più redditizi e che potrebbero soffrire fino al 2023. Questo segmento dovrebbe essere ancora inferiore dell'8% rispetto al livello pre-crisi anche nel 2023. Da non tralasciare è anche l'aumento dei dati sulla disoccupazione, cosa che aggraverà il problema, con i consumatori che probabilmente ridurranno la spesa per le attività legate al turismo.

In breve, la pandemia di Covid-19 potrebbe porre fine al turismo "globalizzato" per un periodo di tempo piuttosto lungo, costringendo gli attori del turismo e dei viaggi a trasformare i loro modelli di business.

Per visualizzare il report completo di Euler Hermes CLICCA QUI

Fonte: Euler Hermes

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