La Cina traina la domanda di ferro e rame - report Credendo

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Il nuovo report di Credendo mette in luce come ferro e rame abbiano vissuto nell'ultimo anno un'ampia crescita della domanda e del prezzo e come, senza ombra di dubbio, la Cina abbia influito su essi; ragiona inoltre se sia plausibile per entrambi i metalli una continuazione del trend nel nuovo anno o più in generale nel lungo periodo.

Un 2020 da protagonisti

Il minerale di ferro, ingrediente chiave per la produzione dell'acciaio, era la risorsa in cui investire per garantire buoni rendimenti durante la pandemia Covid-19. Ha risentito a malapena del calo della domanda all'inizio del 2020 e il suo prezzo è letteralmente esploso da dicembre 2020, raggiungendo i 163 USD / MT (+ 32% dal 1 dicembre 2020 al 12 gennaio 2021), ovvero il 53% in più rispetto la media del 2020, che era già alta. Le ragioni principali di questo movimento sono, da un lato, la produzione in crescita ma inferiore alle attese e, dall'altro, l'aumento della domanda cinese. Sull'offerta limitata ha influito soprattutto il rallentamento delle attività estrattattive in Brasile per via delle misure stringenti introdotte dal governo per limitare la pandemia. Un analogo percorso hanno seguito la domanda e il prezzo del rame aumentati notevolmente dall'inizio della pandemia. Il prezzo attuale è superiore del 72% rispetto al minimo raggiunto a marzo.

Andamento del prezzo del minerale di ferro

Il peso della Cina

Credendo analizza come sull'andamento di entrambi i minerali sembra aver influito nettamente il paese asiatico. Il ferro in particolare è particolarmente legato ad essa in quanto la sua domanda costituisce il 75% della richiesta globale. Necessaria, soprattutto nell'ultimo anno, per soddisfare il fabbisogno di materiali nei massicci investimenti steel-intensive in fase di realizzazione nella Repubblica Popolare.

Per quanto riguarda il rame, nonostante risenta delle politiche cinesi, non ci si può fermare qui, in quanto anche i Paesi sviluppati hanno una certa influenza: la spesa di stimolo annunciata negli Stati Uniti e in Europa dovrebbe infatti aumentare ulteriormente la domanda di rame attraverso due canali: la domanda delle famiglie di beni di consumo ad alta presenza di rame (veicoli elettrici, beni ICT, ecc.) e la spesa per lo sviluppo di progetti industriali legati alle energie rinnovabili.

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Resisteranno a lungo su questi livelli?

Nel report Credendo si deduce che nei i prossimi mesi per il ferro il prezzo dovrebbe rimanere in linea con i livelli del 2020 ma dovremmo aspettarci che diminuisca lentamente in seguito. Il rischio più grande per le aziende impegnate nell'estrazione del minerale di ferro è un calo della domanda cinese, scenario legato all'eventuale riempimento delle scorte o a una scelta di ridurre i volumi per evitare di acquistare a prezzi così alti. Un altro fattore da tenere d'occhio secondo gli analisti Credendo è lo sviluppo delle relazioni Cina-USA, a cui si può legare un possibile deprezzamento del Renminbi rispetto al dollaro USA che renderebbe relativamente più costoso il minerale di ferro. A queste eventualità macroeconomiche si affiancano anche possibili condizioni meteorologiche avverse o ulteriori restrizioni legate al Covid-19 che andrebbero ad influenzare le estrazioni minerarie.

In contrapposizione il prezzo del rame dovrebbe rimanere alto nel lungo termine, soprattutto perché le scorte in tutto il mondo sono vuote e la produzione delle miniere è limitata. Alcuni analisti di mercato si aspettano persino un aumento più forte dei prezzi. Il rischio maggiore per le aziende attive nell'estrazione del rame risiede in un aumento significativo dell'offerta (tramite rottami o nuove miniere); questo rischio è tuttavia mitigato dal tempo necessario per aprire nuove miniere (i controlli ambientali sono sempre più restrittivi e lunghi) e dalla necessità di elaborate infrastrutture logistiche. A questo, come per il ferro, si aggiungono le eventualità di condizioni meteorologiche avverse o ulteriori restrizioni legate al Covid-19.

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Fonte: Credendo

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