Barometro Atradius Comportamenti di Pagamento 2020

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Barometro Atradius 2020 sui comportamenti di pagamento delle imprese Italiane durante la pandemia di COVID-19. Molte imprese Italiane hanno riferito di aver fatto ricorso al credito commerciale nel tentativo di stimolare le vendite. Oltre la metà delle vendite B2B è effettuata a credito, e le imprese riferiscono un aumento significativo di ritardi di pagamento. Agroalimentare, Chimica, Macchinari, Acciaio - Metalli e Tessile i settori analizzati nel report 2020.

I comportamenti di pagamento delle imprese Italiane nel 2020

Dal Barometro Atradius, indagine annuale sui pagamenti tra aziende (rilevazione svolta a novembre 2020), arrivano dei risultati interessanti per l'Italia. L'analisi riguarda una serie di tematiche, tra cui i termini e i ritardi di pagamento, le vendite a credito e il DSO, ed offre l’opportunità di ascoltare direttamente le imprese. 

Emblematico è il commento di Massimo Mancini, Country Director di Atradius Italia: "Benché la maggior parte delle imprese sembri relativamente ottimista nel medio periodo, [...] la verità è che la situazione presenta ancora troppe incognite per consentire di formulare previsioni affidabili". I principali risultati del sondaggio sono:

  • il 55% delle vendite B2B è effettuato a credito (dato in linea col dato dell'Europa occidentale);
  • circa la metà delle imprese intervistate ha concesso dilazioni di pagamento più lunghe ai propri clienti B2B rispetto al periodo pre-pandemia (fino a un mese in più);
  • dall’inizio della pandemia, quasi la metà delle imprese intervistate ha adottato per la prima volta l'autoassicurazione, mentre il 20% vi ha fatto ricorso più di frequente;
  • data la maggiore incidenza di ritardi di pagamento da parte dei clienti, il 39% delle imprese ha riferito difficoltà in termini di flusso di cassa che, nel 41% dei casi, hanno determinato un ritardo nei pagamenti dei propri fornitori;
  • nonostante tutto, il 68% delle imprese si è dimostrato ottimista e fiducioso in un miglioramento dell'economia interna nel 2021.

Modalità di valutazione dell'affidabilità creditizia

Per quasi il 40% degli intervistati, l’incasso delle fatture insolute ha richiesto più tempo rispetto allo scorso anno. Si tratta, in media, di un mese in più rispetto al 2019; più a lungo i crediti restano insoluti, minore è la probabilità di riuscire ad incassarli. Dall’inizio della pandemia, il 7% dei crediti vantati nei confronti dei clienti è stato dichiarato inesigibile da parte delle imprese italiane.

Il sondaggio di Atradius ha rivelato quali informazioni utilizzano le imprese italiane per valutare l'affidabilità creditizia dei propri clienti. Confrontando le risposte attuali con quelle dello scorso anno, è stato riportato che:

  • Rispetto a prima della pandemia, le imprese preferiscono ottenere informazioni direttamente dai clienti.
  • Per valutare l'affidabilità creditizia dei clienti, le imprese si sono concentrate principalmente sulla loro capacità di generare cassa.
  • Gli intervistati prevedono di valutare la flessibilità finanziaria del cliente e la sua capacità di accedere a disponibilità liquide in caso di necessità.

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Le imprese hanno rivisto le loro politiche di gestione del credito

A seguito della crisi economica, molte imprese hanno rivisto le loro strategie di gestione del credito. Prima della pandemia, il 63% degli intervistati si affidava all’autoassicurazione quale meccanismo di protezione contro i crediti inesigibili. Dall’inizio della pandemia, quasi la metà delle imprese intervistate ha adottato per la prima volta l'autoassicurazione.

Il 62% delle imprese intervistate prevede di ricorrere all'autoassicurazione, il 52% intende richiedere garanzie di pagamento, mentre il 50% è intenzionato ad offrire sconti a fronte del pagamento anticipato delle fatture.

Prospettive per il 2021

L'anno appena passato è stato molto duro e per quanto riguarda quest'anno rimane, per ora, un cauto ottimismo, soprattutto grazie alle speranze di graduali riaperture grazie alla campagna vaccinale in corso, che però non tranquillizza ancora in maniera definitiva le imprese. Infatti, dal campione intervistato, il rapporto quantifica le preoccupazioni principali:

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Prospettive per settore industriale

Il report ha anche prodotto dei risultati differenziati per settore industriale per quanto riguarda le prospettive sull'anno in corso:

  1. Agroalimentare: il 69% degli intervistati prevede un miglioramento dell'economia interna nei prossimi sei mesi, mentre il 23% si aspetta un peggioramento. La maggior parte delle imprese mostra ottimismo per quanto riguarda le prospettive per l'economia globale (51% ottimista, 30% pessimista) e il commercio internazionale (53% ottimista, 21% pessimista).
  2. Chimica: il 49% degli intervistati nel settore chimico italiano prevede un miglioramento dell'economia interna nei prossimi sei mesi, mentre il 24% si aspetta un peggioramento. Il 42% appare ottimista riguardo alla ripresa dell'economia globale, mentre il 32% teme un peggioramento. Il 44% delle imprese intervistate prevede un miglioramento del commercio internazionale, mentre il 22% si aspetta un peggioramento.
  3. Macchinari: la maggior parte delle imprese del settore mostra ottimismo riguardo all’economia interna (il 60% si aspetta un miglioramento, il 25% un peggioramento). Il 50% degli intervistati si aspetta un miglioramento dell'economia globale, mentre il 20% prevede un peggioramento. Per quanto riguarda il commercio internazionale, il 55% si aspetta un miglioramento e il 30% un peggioramento.
  4. Acciaio e metalli: l’87% degli intervistati nel settore prevede un miglioramento dell'economia interna nei prossimi sei mesi, mentre soltanto il 3% teme un peggioramento. La maggior parte delle imprese mostra ottimismo per quanto riguarda le prospettive per l'economia globale e il commercio internazionale (77% ottimista, 10% pessimista). In entrambi i casi, le imprese italiane si mostrano più ottimiste rispetto ai colleghi europei.
  5. Tessile: il 73% degli intervistati nel settore tessile italiano prevede un miglioramento dell'economia interna nei prossimi mesi, mentre il 19% si aspetta un peggioramento. La maggior parte delle imprese mostra ottimismo per quanto riguarda le prospettive per l'economia globale (50% ottimista, 40% pessimista) e il commercio internazionale (58% ottimista, 33% pessimista).

In conclusione, i dati mostrano che c'è una spinta propulsiva all'interno delle imprese che le fa guardare al futuro con speranza, senza dimenticare la necessità di avere uno sguardo più attento alle insidie e alle difficoltà che sta attraversando l'intero sistema mondiale.

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Fonte: Atradius

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