Credendo: Kazakistan, debito estero più sostenibile in un ambiente di sfida

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Negli ultimi anni il Kazakistan ha registrato un aumento del PIL grazie agli stabili rapporti commerciali con i Paesi dell'Occidente e con la Cina che ha portato ad una diminuzione del debito estero ed il miglioramento dei rating di rischio di medio-lungo termine assegnati da Credendo; la diminuzione della liquidità e delle valute estere ha invece portato Credendo a rividere il rischio a breve termine.

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La transizione presidenziale in Kazakistan

Dopo le dimissioni del presidente Nursultan Nazarbayev nel marzo 2019 è stata organizzata un'elezione presidenziale in giugno che ha visto vincitore Tokayev, il candidato sostenuto dall'ex presidente.

La transizione presidenziale avviene in un periodo di crescente malcontento sociale guidato da sviluppi socioeconomici poco rilevanti. Secondo il report di Credendo è quindi probabile che nel breve termine le autorità si concentrino sulle misure volte a promuovere la crescita, migliorare il tenore di vita e mantenere la stabilità sociale, che dovrebbero pesare sulle finanze pubbliche.

Nonostante le fragilità interne dovute agli scontri di diverse etnie, il Kazakistan ha stretto solidi rapporti commerciali con diversi Paesi, tra cui Russia, Unione Europea e Cina. Quest'ultima è un importante partner commerciale e d'investimento del Kazakistan, di conseguenza le recenti tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina stanno avendo un impatto indiretto sull'economia kazaka.

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Forte crescita e forte dipendenza dalle materie prime

Dopo una decelerazione nel 2015-2016, il PIL è tornato a crescere. L'anno scorso, nonostante un rallentamento nella produzione di petrolio, la crescita del PIL è stata robusta (circa il 3,5%) grazie alla forte domanda interna, in parte stimolata dall'aumento della spesa sociale. Anche le previsioni di Credendo per il 2020 sono positive: grazie alla ripresa della produzione di petrolio la crescita potrebbe raggiungere circa il 4%.

I principali rischi per le prospettive derivano dal forte calo dei prezzi delle materie prime (petrolio e metallo) e da una minore crescita nell'UE, in Cina e in Russia, i suoi principali partner commerciali. Naturalmente, le ricadute del coronavirus possono avere un impatto negativo sull'economia del Kazakistan (attraverso prezzi del petrolio più bassi e una crescita più lenta in Cina).

Finanze pubbliche ancora sane nonostante il deterioramento

Le finanze del governo centrale e il debito pubblico sono rimasti abbastanza stabili negli ultimi anni. Nel 2019 i trasferimenti sociali nell'istruzione, nella sanità e nella riduzione del debito per i lavoratori a basso reddito sono aumentati più rapidamente delle entrate, perciò il saldo fiscale complessivo dovrebbe essere leggermente in deficit. Le vulnerabilità della finanza pubblica derivano in particolare dalla dipendenza dalle entrate petrolifere, dalle crescenti tensioni sociali e dalla fragilità del settore bancario.

Mentre i prestiti alle imprese sono rimasti limitati e costosi (in media superiori al 12%), i prestiti alle famiglie sono aumentati causando la crescente vulnerabilità delle banche. Ciò nonostante, secondo il report di Credendo, il limitato accesso al credito e i costi di finanziamento elevati sono fattori che limitano il rischio commerciale, attualmente classificato nella categoria B (su una scala da A a C).

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Riduzione del rischio finanziario

La causa principale del rischio politico del Kazakistan è il rischio finanziario, che è fortemente diminuito negli ultimi anni a seguito del calo del debito estero. Di conseguenza, secondo la classifica di Credendo il rischio di medio-lungo termine del Kazakistan è diminuito passando dalla categoria 6/7 al 5/7 nel dicembre 2019.

Riserve lorde in valuta estera sotto pressione

Le riserve lorde in valuta estera (escluso l'oro) sono state sotto pressione negli ultimi anni. Per di più, l'anno scorso sono scese bruscamente quando le imprese statali hanno rimborsato il debito estero, e la banca centrale è intervenuta per sostenere la valuta. Di conseguenza, le riserve valutarie di 10,2 miliardi di dollari hanno coperto meno di 2 mesi di importazioni nel novembre 2019, causando il calo della liquidità del Paese. Questo brusco calo ha portato Credendo a declassare il rating di rischio politico a breve termine alla categoria 3/7 nel 2019.

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Fonte: Credendo

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