Nell'ultimo report Coface presenta gli sviluppi drammatici oltre che il conflitto russo-ucraino, la cui risoluzione diplomatica sembra essere sempre più lontana. Nel breve periodo, l'economia sembra stabilirsi in un regime di <<stagflazione>>, caratterizzata da una crescita quasi zero e il rapido aumento dei prezzi. La situazione è particolalrmente tesa in Europa, dove la crisi energetica in seguito all'invasione russa si intensifica sempre di più.
Coface: le pubblicazioni economiche
Nuove perturbazioni politiche in arrivo, potrebbero aggiungersi alle già numerose fonti di rischio e incertezza. In primo luogo il nuovo panorama geopolitico generato dalla Russia che va ad aggiungersi alle forte pressioni sui prezzi, in particolare sui beni di prima necessitè, sommandosi a quelle generate dalla crisi economica e sanitaria innescata quasi tre anni fa. Tutti i rischi menzionati si sono intensificati a causa della persistente stretta monetaria aggressiva in tutto il mondo in particolare a causa della inflazione. Coface inoltre a significamente rivisto le previsioni di crescita globali per il 2023 e cosi come per il 2001, 2008, 2009 e 2020 la crescita sarà inferiore al 2%.
La lotta delle banche centrali contro l'inflazione persistente
La situazione in Italia
L'importanza dei belligeranti nella produzione di merci e i timori di interruzioni dell'approvvigionamento hanno portato a un'impennata dei prezzi, che, nonostante il recente calo di alcuni di essi, rimangono a livelli molto elevati. Le pressioni inflazionistiche vengono esacerbate, portando a un calo del reddito disponibile delle famiglie e, in definitiva, dei consumi, poiché l'elevata incertezza, con ogni probabilità, incoraggerà risparmi precauzionali.
Oltre alle economie dell'Europa centrale e orientale, che hanno legami economici e flussi commerciali significativi con la Russia, i Paesi dell'Europa occidentale sono i più esposti a causa della loro elevata dipendenza dai combustibili fossili russi. Germania e Italia, le economie che dipendono di più dal gas russo, ne saranno fortemente impattate (-1,6 pp del PIL). Sebbene l'onda d'urto si sentirà in modo differente e in diverse parti del mondo, nessuna regione sarà risparmiata dall'inflazione importata, dalle interruzioni della catena di approvvigionamento e dalla conseguente lentezza del commercio globale.
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FED, nuova stretta monetaria in arrivo
Gli analisti stimano che la guerra avrà un impatto negativo anche negli Stati Uniti, dove la Federal Reserve sarà costretta a effettuare più rialzi dei tassi di interesse di quanto inizialmente previsto, con enormi conseguenze per il resto del mondo. Dopo un primo incremento del tasso sui fondi federali a marzo, la maggior parte dei membri del Comitato di politica monetaria si è dichiarata favorevole al raggiungimento di un livello "neutrale" entro la fine del 2022, ovvero un tasso stimato tra il 2 e il 3%. Questo sarebbe uno dei cicli di inasprimento più aggressivi dagli anni '90 e aiuterà a moderare la crescita degli Stati Uniti.
Come per ogni significativa stretta monetaria da parte della Fed, la maggior parte dei mercati emergenti dovrà evitare deflussi di capitali e deprezzamento della valuta, in particolare quelli con ampi disavanzi delle partite correnti e/o un elevato debito estero a breve termine. Le conseguenze economiche della guerra in Ucraina si concretizzeranno principalmente dalla seconda metà del 2022, intaccando inevitabilmente il tasso di crescita attuale del PIL, ma ancor di più quello per il 2023. Le ripercussioni economiche-sociali si faranno sentire per anni dopo la fine di questa nuova guerra sul suolo europeo: il mondo è cambiato e nulla sarà più come prima.

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Fonte: Coface
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