Atradius nel suo nuovo articolo propone un'analisi a livello globale del settore farmaceutico, analizzando le possibili future performance di un settore fortemente trainato nell'ultimo periodo dalla produzione dei vaccini contro il Covid-19. L'articolo propone anche un approfondimento sul settore italiano, che conferma una buona performance dei produttori farmaceutici, ma segnala un DSO elevato nel settore dei grossisti.
Il trend del settore farmaceutico
Motori di crescita
Atradius nel suo nuovo report sul comparto farmaceutico evidenzia come questo settore sia stato particolarmente trainato, a partire dal primo trimestre del 2021, dalla produzione e dalla relativa commercializzazione dei vaccini anti Covid-19. La loro produzione si manterrà presumibilmente elevata nei prossimi anni, tenuto conto che un'ampia percentuale di popolazione mondiale non è ancora stata vaccinata.
L'invecchiamento della popolazione di molti mercati avanzati inoltre, farà aumentare la domanda di medicinali da banco, di farmaci generici e di prodotti farmaceutici di marca. In particolare, la domanda di farmaci per il trattamento di patologie croniche registrerà una crescita nel medio e lungo termine.
Anche la domanda di prodotti farmaceutici nei mercati emergenti dovrebbe aumentare grazie ai miglioramenti dei sistemi sanitari e all’aumento del reddito delle famiglie. I produttori di farmaci generici e da banco saranno i primi a beneficiare di questo andamento.
Dal punto di vista finanziario infine, le case farmaceutiche e le aziende biotecnologiche possono generalmente contare su un buon accesso al finanziamento esterno da parte di banche e investitori per supportare le proprie spese in Ricerca e Sviluppo.
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Fattori di rischio
Il principale rischio per il settore rimangono le scadenze dei brevetti: quelli dei Top-15 prodotti farmaceutici scadranno infatti nel corso dei prossimi dieci anni. I produttori di farmaci di marca aumenteranno probabilmente i propri investimenti in Ricerca e Sviluppo ma i margini di profitto potrebbero registrare una contrazione se i produttori non saranno in grado di ridurre i costi o di immettere sul mercato prodotti alternativi per aumentare i margini lordi. Un rallentamento delle ricerche potrebbe però essere determinato dai requisiti sempre più stringenti a cui sono soggetti i trial clinici e i lanci di prodotti.
I governi cercano di contenere o di tagliare i costi della sanità pubblica (per esempio attraverso il controllo dei prezzi) a causa dei vincoli di budget. Ciò favorisce la pressione sui prezzi di vendita e può avere ripercussioni sugli investimenti a causa del costo elevato dello sviluppo di nuovi farmaci. La contaminazione di acqua e suolo causata dalla potenziale presenza di residui farmaceutici inoltre, fa aumentare la pressione da parte dei gruppi ambientalisti che potrebbero spingere i governi a regolamentare ulteriormente il settore.
L'ultimo elemento critico evidenziato da Atradius è la volontà da parte degli Stati Uniti e dell'Unione Europea di rilocalizzare la produzione nell’ottica di garantire la disponibilità di farmaci, in particolare per quanto riguarda i principi attivi farmaceutici (API). Le barriere e le normative commerciali potrebbero avere un impatto negativo sulle catene di fornitura esistenti, con un conseguente aumento dei costi per imprese e consumatori.
Previsioni
Le previsioni per il settore sono di crescita, seppure quest'ultima decresca nel tempo in seguito alla via via sempre più ridotta richiesta di vaccini, che potrebbe però tornare a crescere in caso di nuove varianti.

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Settore farmaceutico italiano
La produzione di farmaci italiana rappresenta circa il 2% di quella globale e l’85% di questa è destinata all’export. In linea generale le case farmaceutiche italiane registrano margini di profitto elevati, tuttavia, a partire dalla seconda metà del 2021, i margini hanno risentito del forte aumento dei prezzi dell’energia. In Italia la spesa sanitaria pubblica pro capite è pari a 280 Euro, il 30% in meno rispetto alla media dell’UE. Mentre la crescita della spesa sanitaria si manterrà piuttosto bassa nel 2022 e 2023, la domanda a medio/lungo termine sarà sostenuta dal trend di invecchiamento della popolazione.
In linea generale le case farmaceutiche mostrano un buon livello di capitalizzazione e non sono eccessivamente indebitate. Per contro il livello di capitalizzazione dei grossisti è spesso basso e associato a forte indebitamento, a requisiti elevati di capitale circolante e a forti investimenti in magazzini decentrati. Tuttavia, le banche sono generalmente inclini a concedere prestiti a tutti i sottosettori, incluso questo segmento, vista la migliore performance rispetto ad altri comparti industriali italiani e visto il tasso di insolvenza storicamente basso.
Alla luce del basso livello di indebitamento, dei margini di profitto elevati e della solida performance dell’export, l'approccio assicurativo di Atradius si conferma molto aperto nei confronti dei produttori farmaceutici italiani. Per contro, adotteranno un approccio prudente per quanto riguarda i grossisti/distributori, in particolare le imprese che fanno parte di cooperative e la cui solvibilità dipende dai pagamenti puntuali da parte dei soci (farmacie). Lo stesso vale per le farmacie, a causa della forte concorrenza da parte degli ospedali e delle parafarmacie.

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