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Credito Commerciale - Euler "Report Mancati Pagamenti 2015"

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Euler Report Mancati Pagamenti 2015 delle Imprese Italiane. Nel contesto attuale la conoscenza del mercato e delle informazioni rilevanti è un fattore cruciale per aumentare l’efficacia dei processi aziendali di decision making sul portafoglio clienti (ed i loro ordini).

Euler "Report Mancati Pagamenti 2015"

20 febbraio 2015

Il Report Mancati Pagamenti delle Imprese Italiane: gli obiettivi e i contenuti.

Nel contesto attuale caratterizzato da previsioni economiche ancora incerte per il 2015, la conoscenza del mercato e delle informazioni rilevanti è un fattore cruciale per aumentare l’efficacia dei processi aziendali di decision making. In particolare le decisioni di credit management  possono essere agevolate da una migliore conoscenza del rischio di credito collegato al proprio portafoglio clienti (ed ai loro ordini).

La delicatezza del tema è riflessa dalle statistiche legate ai livelli di insolvenza aziendale: a dicembre 2014 le aziende in Italia che hanno avviato le procedure concorsuali sono circa 15.600, +10% rispetto all’anno precedente. È ormai chiaro a tutti che la solidità e, fortunatamente, in alcuni casi anche la crescita delle imprese italiane è fortemente legata ad un’attività commerciale disegnata dalla Direzione Generale e Commerciale congiuntamente con la Direzione Finanziaria. Mai come oggi una vendita si può considerare conclusa solo dopo l’effettivo pagamento da parte del cliente. La scelta attenta dei settori, delle regioni, dei Paesi ed infine dei singoli clienti cui offrire i propri prodotti e servizi diventa, oggi, assolutamente critica per la solidità delle aziende italiane. I Credit Manager (così come i legali, gli imprenditori, i responsabili marketing e commerciali) devono quindi poter disporre di tutti gli strumenti indispensabili per la corretta gestione del credito tra cui informazioni commerciali aggiornate, significative e facilmente accessibili.

Per aiutare le proprie aziende clienti a valutare il rischio di credito, Euler Hermes Italia ha deciso di condividere l’ampia conoscenza del mercato, ottenuta grazie all’esperienza ultradecennale e alla leadership mondiale nell’assicurazione del credito, fornendo un osservatorio dei mancati pagamenti per settore, per regioni e per province. I dati contenuti nel Report sui Mancati Pagamenti delle Imprese Italiane, estratti dal database proprietario Euler Hermes, sono in grado di supplire ad alcuni limiti derivanti dalle informazioni provenienti da altre fonti, grazie a:

  • elevato grado di aggiornamento;
  • rappresentatività - l’elevata copertura di mercato di Euler Hermes Italia ne garantisce la corrispondenza con i fenomeni in atto nel complesso dell’economia italiana;
  • comprensibilità - tutti i dati sono elaborati sotto forma di indici e percentuali, accompagnati da un commento esplicativo;
  • affidabilità - per l’impiego di metodologie solide e la robustezza dei database impiegati.

In tutti i report settoriali, infine, l’analisi dei dati interni è supportata e integrata da una presentazione di dati esterni, di tipo sia quantitativo che qualitativo, di fonte istituzionale (Banca d’Italia, Istat, Camere di Commercio e Associazioni di categoria). Si rileva che il report è stato redatto sulla base di previsioni del Pil pari a +0,3% per il 2015, previsioni che potrebbero essere ulteriormente riviste nei primi mesi dell’anno.
Confidando nell’utilità del Report, Euler Hermes Italia si augura di aver fornito un valido supporto per le vostre decisioni strategiche.

PRIMI GERMOGLI DI RIPRESA

Si attenuerà il trend degli insoluti tra le imprese?

La ripresa globale resta fragile, senza grandi accelerazioni in vista. La crescita del Pil mondiale è stata recentemente rivista al ribasso per il 2015 a + 2,8% in termini reali (dopo il +2,5% nel 2014), sotto il 3% per il quarto anno consecutivo e ben al di sotto rispetto ai trend precrisi, mentre il commercio mondiale dovrebbe leggermente risalire, poco meno di un punto percentuale, dal +3,3% del 2014 al +4,0% del 2015 (rispetto al +7,8% della media 2002-2007). Per la Cina, il principale motore mondiale, si prevede una crescita al 7,3%, il dato più basso degli ultimi 25 anni.

Il Paese continuerà a concentrarsi sulla crescita guidata dal mercato interno, riducendo in maniera cruciale gli investimenti eccessivi e le sovraccapacità. Le economie emergenti avranno una leggera espansione del 3,9% nel 2015, dopo il 3,8% del 2014. Con un prezzo del petrolio che dovrebbe restare intorno ai 60 dollari al barile nel 2015, alcune nazioni potranno trarne benefici in termini di risparmi sulle bollette energetiche come India e Cina, mentre gli esportatori, ad esempio i Paesi del Golfo, dovranno adattarsi ad introiti più bassi ed essere selettivi sugli investimenti e la spesa pubblica.

In Europa, le recenti misure varate dalla BCE, seppur arrivate in ritardo rispetto a quelle intraprese dalla Federal Reserve o dalla Bank of  England garantiranno un impatto positivo seppur modesto all’intera Eurozona: +0,5% e +0,3% di crescita addizionale rispettivamente del Pil e dell’inflazione nei prossimi 12-18 mesi. L’Eurozona quindi crescerà nel 2015 dell’1,1%, il valore più elevato degli ultimi quattro anni.

Anche in Italia il Pil dovrebbe rimbalzare leggermente nel 2015 (+0,3%) dopo l’ennesimo calo del 2014 (-0,4%).

L’export consolida la sua crescita grazie a un esercito di 214mila imprese esportatrici, aumentate di oltre 2mila unità nell’ultimo anno.

Nel 2015 sono attesi oltre 10 miliardi di export addizionale provenienti dai Paesi emergenti dell’Europa Orientale, dalla Germania, Francia e USA, e principalmente nella meccanica, tessile, food e la chimica. Bisogna tenere conto del perdurare delle sanzioni sulla Russia, ma le imprese italiane hanno già intrapreso un percorso di delocalizzazione dei mercati sui quali esportare il made in Italy. In aumento è anche l’indice di fiducia delle imprese e delle famiglie che farà ritornare in terreno positivo l’indicatore dei consumi. Gli investimenti rimangono la via principale per la crescita del Pil nazionale.

La redditività delle imprese ha perso quasi 5 punti percentuali dal 2007 e si attesta al 39%. Se i prezzi del petrolio rimarranno bassi, l’euro debole e l’inflazione risalirà grazie alla politica della BCE, ci si attende che i margini delle società non finanziarie possano raggiungere il loro livello pre-crisi in 3-5 anni di tempo. Tuttavia, si stima che saranno necessari più di 10 anni per colmare il gap di investimenti (60 miliardi di euro dal 2007) e che gli stessi non ritorneranno in terreno positivo prima del 2016. La crescita sarà comunque lenta confermandosi uno dei veri ostacoli per la ripresa futura del Paese.

Con questo scenario quindi non c’è sorpresa quando si tratta di contrazione del credito alle società non finanziarie. Circa 96 miliardi di euro sono stati persi dal 2011, di cui 21 solo nel 2014. Questo è il secondo calo più forte registrato nella zona euro dopo la Spagna. Tuttavia, ci sono segnali di una stabilizzazione delle condizioni del credito negli ultimi mesi che dovrebbe progressivamente migliorare nel secondo semestre 2015 grazie al quantitative easing della BCE.

Rimangono inoltre forti i vincoli dal rialzo dei tassi di interesse reali in conseguenza al calo dell’inflazione. Le Pmi italiane pagano infatti al 4,5% il tasso di interesse per un prestito bancario da 1 a 5 anni rispetto a meno del 3% per una Pmi francese o tedesca. Di conseguenza, i giorni di incasso di un credito (DSO) continueranno ad essere utilizzati in sostituzione dei finanziamenti bancari, come evidenziato dai numeri. Si teme che questo possa continuare e diventare una “normalità”, una sorta di “sconto commerciale” concordato tra le aziende al fine di vendere i prodotti.

In media in Italia nel 2014 si sono incassati crediti a 116 giorni.
I settori più impattati sono l’edilizia e prodotti chimici con DSO ampiamenti superiori alla media nazionale.
Nel 2015 comunque i giorni di incasso di un credito sono attesi in lieve attenuazione.

Anche gli indici dei mancati pagamenti a fine 2014 riflettono una situazione di lento trascinamento della crisi sebbene le variazioni siano differenti per regioni e settori. Sia la frequenza (numero dei mancati pagamenti) che la severità (l’importo medio dei mancati pagamenti) mostrano nel mercato domestico un trend in contrazione rispettivamente del 30% e del 16% rispetto all’anno precedente.

Il calo della numerosità dei mancati pagamenti però deve essere inquadrato in un generale rallentamento dell’economia nazionale in termini di riduzione degli scambi commerciali, impoverimento del tessuto industriale che dura da diversi anni e a un persistente credit crunch sia nei rapporti con gli istituti finanziari che tra le aziende. A questo si aggiunge in parte anche il fenomeno deflattivo che impatta sui valori nominali degli stessi scambi.

Anche la severità si contrae ma se la stessa venisse riportata rispetto ai valori pre-crisi, si scopre che sul mercato interno il costo di un insoluto è del 63% superiore rispetto ai valori del 2007. Un’ulteriore spiegazione del fenomeno può quindi essere data considerando la forte concentrazione del rischio solo su poche aziende con una conseguente bassa capacità di diversificazione.

Il mercato export invece presenta l’indicatore di frequenza in contrazione del 16% mentre quello della severità pressoché stabile (+1%).

L’export in qualche modo presenta buone opportunità di business con i partner storici delle imprese italiane anche se il deterioramento dell’economia europea ha finito con l’impattare negativamente sui tempi di pagamento ed anche sugli stessi insoluti. Il rischio di insolvenza delle controparti estere nel 2015 è comunque atteso in attenuazione ad eccezione di alcuni Paesi dell’Europa dell’Est come Russia, Repubblica Ceca e Polonia e degli emergenti Brasile e Cina. Entrando nel dettaglio regionale, la Valle d’Aosta è l’unica regione che ha ancora entrambi gli indicatori dei mancati pagamenti in accelerazione mentre Toscana e Trentino Alto Adige raddoppiano la severità degli importi.

Nella metà delle regioni italiane i trend dei debiti non onorati risultano in contrazione sia per la frequenza che per la severità. Nei settori le difficoltà maggiori sono nelle commodities e nella carta mentre sui mercati esteri meccanica e siderurgia continuano a registrare un deciso incremento della severità degli insoluti.

Il report di 88 pagine è disponibile richiedendolo ad Euler.

Fonte: Euler Hermes

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