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Coface: settore chimico, automobilistico e farmaceutico, rischio credito in aumento

Coface: settore chimico, automobilistico e farmaceutico, rischio credito in aumento

21/10/2013

L’indicatore unico sviluppato dagli Economisti di Coface e alimentato dall’esperienza degli arbitri sulle capacità di pagamento delle imprese,lancia un segnale di allarme per tre dei quattordici settori di attività analizzati.

L’aumento del rischio, osservato a partire dallo scorso aprile, interessa:

La chimica: il rischio è passato da “medio” a “elevato” in Europa e in Asia Emergente

In Europa, la redditività delle industrie chimiche ha subito un calo del 19% in un anno, a causa della staticità della domanda e della concorrenza degli esportatori statunitensi. In Asia Emergente, in particolare in Cina, le Pmi sono state le prime vittime dell’inasprimento dell’offerta di credito.

La farmaceutica in Europa: il rischio diventa “elevato”

In Asia Emergente e in Nord America si osserva una stabilizzazione relativa (rischio ritenuto rispettivamente moderato e medio). In Europa, le industrie (le cui vendite e margini sono diminuiti) e i distributori risentono delle misure adottate per ridurre l’aumento delle spese sanitarie.

L’automotive europeo, il settore più colpito: il rischio è ora “molto elevato”

La crisi del 2009 ha cambiato drasticamente le regole dell’industria automobilistica mondiale. Particolarmente colpita, l’industria europea prosegue da allora il suo declino, con costi di produzione strutturalmente elevati e con la mancanza di sbocchi nazionali. La nuova ondata di insolvenze nel settore automobilistico francese evidenzia il problema europeo: tra agosto 2012 e luglio 2013, il numero delle stesse ha subito un incremento dell’11%. E ancora peggio: il costo finanziario di tali insolvenze per i fornitori è aumentato del 35%, a causa del fallimento di un numero maggiore di grandi imprese, soprattutto tra i distributori (58% del totale) e i subappaltatori (24% del totale). La situazione è ancora più preoccupante che a livello nazionale, nessun settore escluso, il numero dei fallimenti è aumentato solo del 6% e i costi hanno subito un calo del 5,8%

L’industria automobilistica in Turchia e in Russia: il gioco vale la candela?

In questo contesto, i gruppi internazionali del settore si stanno interessando ai mercati emergenti, particolarmente alla Turchia, molto orientata all’esportazione grazie alla competitività dei costi, e la Russia, spinta da un mercato interno di grandi dimensioni e dinamico. Posizionarsi in questi due mercati di grande attrattività è rischioso, ma il loro potenziale supera i rischi.
Quali i rischi?
In aggiunta alla volatilità della crescita, questi paesi risentono di numerosi aspetti negativi. Il settore automobilistico turco ha un posizionamento fragile in quanto troppo dipendente dalla congiuntura dell’Unione Europea (destinazione del 40% delle esportazioni del paese) e penalizzato da una tassazione pesante. Un’altra difficoltà è rappresentata dall’insufficienza degli sforzi adottati in R&S in risposta alla concorrenza della PECO. In Russia, i subappaltatori internazionali devono fa fronte a un protezionismo ancora presente, nonostante la recente adesione del paese all’OMC.
Quale potenziale?
Nonostante questi svantaggi, entrambi i paesi offrono buone prospettive a industriali e investitori. La rapida crescita della classe media rimane una leva importante dal momento che le famiglie sono sempre più desiderose di comprare l’ultima novità in materia di auto. In effetti il parco auto è poco sviluppato: 151 veicoli per 1.000 abitanti in Turchia, e 260 per la Russia, contro i 613 in Europa Occidentale. L’attrattività di questi mercati è intensificata da un forte supporto del governo, il cui obiettivo è quello di garantire un effettivo salto di gamma.
"Differenziarsi per i costi non può più costituire una politica industriale a lungo termine. Per continuare ad attirare gli investitori stranieri, i paesi Emergenti, compresi Russia e Turchia, devono ormai puntare sull’innovazione. Quanto alle prospettive europee, i distributori, fortemente indeboliti dalla crisi, devono reinventare l’intero modello, con flessibilità e personalizzazione quali elementi essenziali," spiega Nicolas de Buttet, Direttore Fidi della Regione Europa Occidentale di Coface.

FONTE: AssiNews

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