Chi inquina paga... ma anche se è il curatore fallimentare?

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Molte aziende pensano che le "tradizionali" polizze Incendio, Responsabilità Civile e D&O tutelino le figure apicali dai rischi di inquinamento. Non è così: queste polizze NON coprono i danni propri al suolo, alle acque e agli habitat naturali protetti ma solo (e parzialmente), l’inquinamento accidentale. Anche il curatore fallimentare può essere chiamato a rispondere degli illeciti ambientali commessi dal fallito?

"Rischio bonifica" per tutti: anche al curatore?

L'inasprimento delle norme ambientali ha aumentato il perimetro di responsabilità in capo ai manager.

L'attenzione pubblica verso gli eventi ambientali sta crescendo e anche tutti i manager, indipendentemente dal settore in cui opera la propria azienda, possono essere soggetti alla detenzione, alla confisca dei beni e all'obbligo di ripristino dei siti.

Attenzione: le polizze tradizionali non coprono!

Molte aziende pensano che le "tradizionali" polizze Incendio, Responsabilità Civile e D&O tutelino le figure apicali dai nuovi rischi ma non è così: queste polizze non coprono i danni propri al suolo, alle acque e agli habitat naturali protetti, coprono unicamente, e solo parzialmente, l’inquinamento accidentale.

I costi finanziari per il rispristino dei danni ambientali possono essere molto onerosi: ci sono casi in cui i soci dell'azienda (che ritenevano, appunto erroneamente, che la polizza di responsabilità civile coprisse tali danni) sono stati costetti a chiudere l'attività a causa degli ingenti costi che hanno dovuto (obbligatoriamente) sostenere!

Anche un po' di confusione giurisprudenziale...

La recente giurisprudenza ha indicato che anche il curatore fallimentare (che in passato era escluso) può essere chiamato a rispondere degli illeciti ambientali commessi dal fallito, trovandosi così obbligato a rimuovere i rifiuti abbandonati dal fallito. Ancorandosi ad una interpretazione della normativa italiana (in particolare all’articolo 14, par. 1, della direttiva 2008/98: «I costi della gestione dei rifiuti sono sostenuti dal produttore iniziale o dai detentori del momento o dai detentori precedenti dei rifiuti»), tali sentenze sanciscono che l’obbligo di rimuovere i rifiuti abbandonati da terzi graverebbe non solo sul responsabile della condotta illecita, ma anche sul detentore materiale del rifiuto, a prescindere dagli elementi del dolo o della colpa. Questo perché  la normativa comunitaria e il Dlgs 205/2010 hanno imposto oneri di rimozione dei rifiuti anche ai “detentori del momento”.

Solo pochi mesi dopo la pubblicazione della sentenza n. 3672 (luglio 2017), sempre la IV sezione del Consiglio di Stato ha ribaltato il proprio precedente: se la responsabilità - anche solidale - per l’inquinamento prodotto fosse addebitata al curatore, e quindi si ammettesse che i creditori sostengano in ultima istanza i costi di ripristino, non ci sarebbe alcun interesse da parte delle aziende «a stanziare investimenti volti ad attenersi a politiche di stretto rispetto delle disposizioni in materia ambientale».

Fonti: (www.quotidianodiritto.ilsole24ore.com) – AEC

La soluzione?

Ogni azienda detiene rischi di inquinamento: sta a un professionista aiutarla ad individuarli e a scegliere come agire e quali soluzioni e procedure mettere in atto per bilanciare l'equazione fra i costi.

Se è vero che i principali destinatari delle responsabilità sono i manager delle aziende, occorre ricordare che chi rischia i propri capitali sono gli imprenditori: sono loro che devono sincerarsi che i manager abbiano adottato tutto quanto possibile per evitare danni da inquinamento.

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